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LA VITA: UN PROGETTO APERTO

 

Qualche anno fa, in un momento di riflessione, ho compreso come il contatto con il mondo della medicina naturale sia qualcosa che ho ricercato da sempre.

Sono cresciuta in una località di mare e, come tutti i ragazzi del mio paese, in inverno studiavo e in estate lavoravo nell’attività stagionale familiare, ma nel tempo libero mi affascinava andare nell’unica erboristeria del paese per conoscere le erbe, i vari rimedi naturali e le loro proprietà medicamentose e di sostegno del corpo.

Alla fine del liceo avevo maturato un interesse per la medicina e la cura, ma nella sua possibilità alternativa rispetto alla somministrazione dei farmaci e l’unica scelta universitaria possibile in Italia, che allora mi convinceva e mi pareva adatta allo scopo, fu dietologia.

Al termine degli studi, con l’inizio della professione, la clinica dietologia si rivelò ben presto nella sua doppia faccia; per quanto infatti una dieta equilibrata e personalizzata abbia una grande possibilità di incrementare lo stato di salute, benessere ed energia, seguirla e mantenerla nel tempo risulta quasi sempre, dopo l’entusiasmo iniziale, molto complicato e fallimentare. Mi dovetti rendere rapidamente conto di come il cibo e la sua modalità di assunzione rappresentino per ogni individuo un sintomo, qualcosa legato alla sua sfera psicologica, culturale e relazionale.

Proprio questa necessità clinica mi ha portato, dopo poco tempo, ad approfondire gli studi della medicina naturale e in particolare dell’omeopatia, che per me e per la mia esperienza costituisce un metodo di cura medica efficace e risolutivo nella maggior parte dei casi.

A quei tempi potevano esercitare l’omeopatia varie figure di professionisti, oltre ai medici: psicologi, biologi, farmacisti, dietologi, ed è solo a metà degli anni ’80 che il Ministero della Sanità comincia ad avvertire che presto solo i medici avrebbero potuto fare gli omeopati, cosa che effettivamente è diventata decreto esecutivo nel 2005. Per non perdere la possibilità di svolgere la mia professione, decisi di iscrivermi a medicina non escludendo la possibilità che, approfondendo e praticando la clinica medica, mi sarei anche potuta ricredere sull’omeopatia e sulla mia scelta professionale. Questo non accadde; lo studio e la pratica medica classica mi confermarono che, per quanto in molti ambiti e situazioni patologiche medicine e chirurgia siano dei salvavita, in generale l’efficacia curativa della medicina omeopatica e dell’approccio olistico al paziente è la più adatta per molte persone. Ho constatato infatti, al riguardo, che chi si rivolge alla medicina alternativa, nelle sue molteplici possibilità oggi anche in gran parte riconosciute dall’Ordine dei Medici e Chirurghi, è perché, consapevolmente o inconsapevolmente, ha più effetti negativi che positivi dai farmaci.

Negli ultimi dieci anni una nuova domanda clinica, impellente e diffusa, mi ha nuovamente interrogato e fatto sentire una carenza rispetto alla mia possibilità di comprensione delle nuove problematiche portate dai pazienti. Un incontro molto fortunato con la psicoanalisi mi ha permesso di trovare delle risposte a domande che avevo dentro da sempre e, al contempo, mi ha dato una chiave per comprendere il cambiamento che a tutti i livelli sta coinvolgendo, e anche sconvolgendo, la sfera sociale e individuale di salute psico-fisica.

OMEOPATIA UNICISTA

La terapia omeopatica unicista consiste nella somministrazione di un unico rimedio omeopatico; non dunque tanti rimedi per altrettanti sintomi, ma un unico rimedio a copertura dei vari sintomi fisici e psichici. Il rimedio unico che l’omeopata prescrive viene ricercato con una prima visita lunga e approfondita e poi verificato nelle visite successive di controllo, a distanza di uno o più mesi.

Ciò che il medico omeopata deve individuare nel colloquio con il paziente è la similitudine tra i sintomi psicofisici del paziente e le proprietà curative del rimedio omeopatico; l’insieme delle caratteristiche del soggetto devono corrispondere alle …

VISITA DIETOLOGICA E DIETA PERSONALIZZATA

Alla luce delle nuove conoscenze si può dire che nessun alimento “fa bene” o “fa male” in assoluto e che ogni persona ha un suo personale metabolismo, ritmo di vita e stato affettivo che influenza la propria esigenza alimentare. 

Alcuni sintomi acuti, ma più spesso cronici, ci possono segnalare che non stiamo mangiando in modo adeguato al nostro fabbisogno psicofisico.

Il modo di mangiare risente di molti fattori, come …

INTOLLERANZE ALIMENTARI: BIOMETATEST

Motivi culturali e sociali stanno creando tendenze opposte nel modo di mangiare e di rapportarsi al cibo in Italia; se da una parte si mangia acriticamente tutto ciò che il mercato propone, dall’altra parte c’è una tendenza a guardare sempre più con sospetto il cibo; se da una parte i programmi di cucina hanno una audience altissima, dall’altra parte sempre meno persone si cucinano a casa dei pasti normali.

La sofisticazione di alimenti di largo consumo, la scarsa varietà dei cibi assunti, il disordine alimentare che regna …

PSICOANALISI

Negli ultimi settant’anni abbiamo assistito a un cambiamento culturale, sociale ed economico impressionante. Se nel dopoguerra il problema dei sopravvissuti era innanzitutto avere un tetto sulla testa e procurarsi qualcosa da mangiare, oggi il più grosso problema sembra essere sopravvivere all’interno di un’offerta di beni di consumo che disorienta e fa perdere la bussola rispetto a noi stessi, al nostro desiderio e soddisfacimento creativo.

Nel tempo moderno, i vincoli famigliari, religiosi, sociali e politici si sono affievoliti, fino quasi a scomparire e a confondersi, senza possibilità di riferimenti stabili ed emerge, soprattutto tra i giovani…